21 Feb Gi squarci di Secci
di Chris Steinbrecher (estratto dalla presentazione alla Galleria Nehring+Stern di Berlino, 2005)
Il mondo pittorico di Antonio Secci segue un preciso e lento dinamismo nel concentrato e complesso processo di lavorazione, una filosofia della lentezza consapevole che è quasi da paragonare all’operare della natura, quando il calore di mezzogiorno asciuga un terreno fertile bagnato di pioggia e lentamente lo sgretola in zolle.
L’artista sembra dunque accordare un ideale ricorso al gruppo dei futuristi quali Boccioni e Carrà, il cui scopo era il ritmo particolare di ogni oggetto, la sua tendenza, il suo movimento o, per meglio dire, palesare la sua forza interiore.
La forza è quella che sprigionano i quadri di Secci. È il teso movimento delle superfici, è la risoluzione dallo sfondo e la tridimensionalità, la struttura viva delle superfici e la purezza dei colori che rende i quadri di Secci oggetti mobili da maneggiare.
Il riferimento alla filosofia della lentezza si riferisce a vari e semplici processi della natura: la crescita delle piante fa saltare il cemento, allo stesso modo come il ferro che lentamente si gonfia di ruggine.
Ora si formano dunque quegli squarci, gli strappi riconquistati dalla natura.
Nell’opera di Secci non si coglie passione per la natura. L’artista non dipinge temi della sua terra e neppure scegli i colori della Sardegna.
Secci, “l’artosofo”, crea un polo intellettuale opposto alla sua patria sarda.
L’amore per la sua isola gli impone profondo rispetto; per lui la natura è stata scoperta da lungo tempo e non è riproducibile. A lui artista, nel migliore dei casi restano pallide immagini o rischiose interpretazioni di questa grandezza così da rinunciare a tentativi.
Il non immaginabile provoca un superamento intellettuale nel quale semmai la natura funge da metafora.
Lo squarcio di Secci è dunque esso stesso metafora, arrivata da lungo tempo a noi uomini.
Costanti sono solo due colori primari nelle tavole di Secci, e tali colori, a contrasto tra loro, producono lo squarcio.
Personalità contrastanti, opinioni, situazioni, stanno l’una contro l’altra.
Lo scuro e il chiaro, forse lo yin e lo yan, l’invisibile e il visibile, il sopra, il dietro e il sotto.
Dunque sia le ombre che le dentature mostrano una chiara disposizione alla comunicazione di questi oggetti. Lo squarcio diviene così chance, nel riconoscimento della dignità del singolo individuo, nel riconoscimento di tesi e antitesi e nella ricerca di un dialogo da superare, capace di chiudere molti squarci, senza abolire completamente la contrapposizione.