Sguardi, incontri di Wolfgang Thein

Sguardi, incontri di Wolfgang Thein

I lavori di Antonio Secci mirano al dialogo. In essi la materia viene portata a uno stato di accumulo e di concentrazione, che è in ugual misura tenuto in vibrazione e diventa osservabile nella sua condizione momentanea. Il loro potenziale si schiude, se ricevono la luce a loro necessaria e peculiare, che sola li rende “leggibili”.

In questo proprio la limitazione per lo più a due colori attira lo sguardo in modo immediato sul gioco di forze di volta in volta catturato, tenuto in equilibrio o che rimanda in modo dinamico oltre il limite dell’immagine. Le masse di colore che costituiscono il primo piano (che possono risaltare sullo sfondo e inarcarsi verso l’osservatore) si schiudono allo sguardo che vi si immerge come intessute e attraversate da pulsazioni. La corporeità delle loro superfici può essere paragonabile alla apparente regolarità di frammenti di terra, o anche può avvicinarsi a un processo di cristallizzazione, simile ad esempio ai coralli.

In tal modo l’osservatore si vede rimandato a un nucleo interno che rimane nascosto oppure si manifesta in svariati modi: ad esempio come parte della superficie, la cui struttura esso contribuisce a determinare, o (nel modo più appariscente) ai bordi delle masse di colore, dai quali, per così dire, i “filamenti” di tali masse si protendono nello spazio aperto.

Tali filamenti agiscono su ciò che si trova di fronte al colore, si rivolgono per lo meno a esso, producono sovrapposizione o addirittura sporgenze e influiscono come materia umbratile in modo diretto sulla dinamica della “leggibilità”. Il dialogo ha molte componenti: ritmi e proporzioni; stati di sospensione e pulsazioni; il compenetrarsi e il tendere le une verso le altre delle masse di colore e delle forze; in generale l’aspetto elementare; ma, soprattutto, ciò che si trova negli spazi “tra” tali masse di colore e tali forze, ciò che è “prima” di esse, ciò che si trova “dietro” a esse.